Chi siete… cosa fate… dove andate? Un fiorino

di Redazione

E’ degli ultimi  giorni  la notizia  della volontà  del Governo austriaco  di ripristinare  i controlli  alle frontiere  del Brennero e di Tarvisio per bloccare gli ingressi irregolari  dei migranti provenienti  dal confine con l’Italia.

Un provvedimento  drastico che sta provocando sconcerto in Italia e in Europa, in particolar  modo nel settore  dell’autotrasporto   merci e della logistica, poiché tale situazione ci riporterebbe  all’inizio degli anni novanta, prima della caduta delle barriere  doganali che erano situate  sui confini  interni dell’Unione  europea, azzerando 30 anni di integrazione comunitaria.

“Se davvero fossero  ripristinati i controlli  alle  frontiere,  le conseguenze  provocherebbero  pesanti ricadute  sul settore  produttivo  e su  quello dei servizi  di trasporto  che da anni sono  tarati  su tempi  di consegna “just   in time”  ha dichiarato Thomas Baumgartner, Presidente di ANITA.

“Il flusso  dei veicoli che attraversano  quotidianamente   l’asse del Brennero, la più trafficata rotta   di  collegamento   tra I’Italia e l’Europa, è tale  che l’attività   di controllo comporterà    inevitabili tempi  di attesa.  Un camion fermo  costa all’azienda  circa 60 euro l’ora,  quindi, con un ritardo di sole due ore possiamo  supporre un aumento  dei  noli del 10% che ricadrà  senza dubbio sui costi e, quindi, sui prezzi dei prodotti fino a raggiungere il  consumatore finale.  Uno scenario nel  quale il  prodotto   italiano perderebbe competitività    con intuibili riflessi sull’export  e donni  per  tutto iI sistema  economico nazionale” .

Il settore   automotive   per  la componentistica,  ma anche  la filiera  dell’alimentare,   solo  per citarne  alcune,  subirebbero  le maggiori  conseguenze   –  ha aggiunto  Baumgartner  – inoltre il  mondo  produttivo è ormai  improntato   su  tempi  di consegna  molto  rapidi e spesso  utilizza  i veicoli industriali come  “magazzini” per lo stoccaggio   delle merci. Dunque, un cambiamento   di tale portata  metterebbe   in difficoltà  tutto il  sistema  manifatturiero  e commerciale, il quale  non avrebbe modo di adattarsi  in tempi  brevi”.

“Non deve  essere  sottovalutato    poi, il fatto  che i veicoli  fermi  in coda  sona  maggiormente esposti  a tentativi   di intrusione, così come  accade  tuttora   nell’attraversamento    della Stretto della Manica” .